Parolacce in inglese e tedesco: una miscela esplosiva

Gli anglicismi stanno trasformando il turpiloquio tedesco. Con qualche incidente di percorso

I prestiti dall’inglese sono sempre più comuni in numerose lingue. Nei paesi di lingua tedesca, l’uso frequente di anglicismi si riscontra anche in un ambito molto particolare: le parolacce. Tuttavia, imprecare in una lingua diversa dalla propria è un’arte difficile da padroneggiare. Vediamo insieme vari esempi in cui il turpiloquio tedesco ha attinto dall’inglese (e dall’italiano), con esiti a volte imbarazzanti.

Tante parole, ma quante parolacce?

Come abbiamo visto nei primi due articoli della nostra miniserie, il tedesco è ricco di parole intraducibili e di parole lunghissime. C’è però un tipo di parole di cui questa lingua così bella e complicata è piuttosto sfornita: quelle volgari. Per di più, le già ridotte parolacce comuni del tedesco attingono da un repertorio di metafore ed espressioni piuttosto limitato, anche se, come vedremo, la situazione sta cambiando. Ma prima di scendere nel dettaglio, dobbiamo fare una premessa: contare le parolacce in una lingua è difficile almeno quanto contare le sue parole.

Per farci un’idea, prendiamo come punto di partenza l’italiano. Il dizionario Zingarelli 2021 conta 145.000 voci, di cui 188 classificate come volgari. Se includiamo anche parole considerate spregiative, popolari o gergali, possiamo arrivare a poco più di 300. Ma se consideriamo varianti, metafore a sfondo sessuale, mezzi toni, espressioni giovanili e regionalismi, l’italiano può arrivare a contare migliaia di parolacce. Non dire che non te lo aspettavi.

La compostezza prima di tutto (fonte)

Passiamo al tedesco e guardiamo uno dei maggiori e più celebri dizionari monolingui tedeschi, il Duden. Secondo la sua 28° edizione, la lingua tedesca conta circa 148.000 lemmi, ma non è chiaro quanti sono considerati volgari. Per contro, la stessa casa editrice del dizionario ha raccolto in un libro 333 tra le parolacce tedesche più divertenti, attingendo però anche a regionalismi e alcuni termini austriaci. Di certo ne esistono molte di più: la Wikipedia degli insulti vanta oltre 2000 voci in tedesco, ma molte di queste potrebbero non diventare mai comuni. Insomma, almeno in fatto di parolacce, non abbiamo nulla da invidiare alla Germania. Son soddisfazioni!

Parole di emme

Se la quantità è difficile da oggettivare, ci sono meno dubbi sulla varietà: le parolacce tedesche di uso comune sono legate principalmente all’ambito escrementizio, vedi per esempio Scheiße!, ovvero “merda!”, vera e propria imprecazione passepartout paragonabile al “cazzo!” italiano, il putain! francese e il fuck! inglese. Come sottolinea il professor Hans-Martin Gauger nella sua linguistica della parlata scurrile, a differenza di molte altre lingue, in tedesco le parole legate alla sfera sessuale e ai genitali non vengono usate come insulti. Per esempio, in tedesco un’espressione come “sei un coglione” non verrebbe percepita come un’offesa, dato che l’equivalente tedesco di “coglione” viene usato solo in senso letterale. Invece, si preferisce un’espressione come “Arschloch”, che letteralmente significa “buco del culo”. Lo stesso dicasi quando si manda qualcuno a quel paese: anziché mandare una persona “a fanculo”, in tedesco la si manda a pisciarsi sotto (verpiss dich). Che poi è un po’ come quando in italiano mandiamo qualcuno “a cagare”, o quando in inglese si dice “piss off”.

Gauger ha però notato un’evoluzione: il turpiloquio tedesco sta incorporando sempre più prestiti e calchi dall’inglese (fenomeno che, a onor del vero, non si limita alle imprecazioni). Un esempio? Fick dich, modellato sul fuck you. Questa evoluzione si nota anche nella parlata di personaggi pubblici del tutto inaspettati, come ad esempio la cancelliera Angela Merkel, che nel corso di un’apparizione pubblica a Norimberga nel 2018 ha usato la parola shitstorm (letteralmente “tempesta di merda”). E non era nemmeno la sua prima volta: l’aveva già pronunciata nel 2012 durante un’apparizione pubblica a Heidelberg. A quanto pare, in tedesco non esisteva un termine equivalente per esprimere il concetto di un’ondata di indignazione online, così l’hanno preso in prestito dall’inglese. Forse anche grazie a contributo della cancelliera, la parola è stata aggiunta al Duden nel 2013.

La presenza sempre più marcata di parolacce in inglese nel parlato tedesco è però sottolineata anche dall’aggiunta di un’altra voce nel Duden, che con Merkel non ha nulla a che fare: fourletterword, l’eufemismo che le persone di madrelingua inglese usano per evitare di dire fuck. Ma perché tra le persone germanofone si è diffusa l’abitudine di imprecare in una lingua diversa dalla propria? Cerchiamo di capirlo.

Spoiler: non è questo il motivo (fonte)

Una questione di sensibilità

Ti svegli alle 3 di notte con lo stimolo di andare in bagno. Dato che conosci la strada (è pur sempre casa tua) decidi di alzarti e avventurarti al buio. Fila tutto liscio, quando di punto in bianco compare dal nulla lo spigolo del comodino. La collisione con il mignolo è inevitabile, l’imprecazione anche. Si apre però un bivio: in che lingua imprechi? Se parli soltanto italiano, la questione è semplice. Ma se parli anche la lingua della tua regione? E se vivi all’estero? Opterai per la tua lingua madre o per quella del paese in cui risiedi? Per inciso, io lo farei in veneziano.

Toto Wolff, direttore esecutivo della scuderia Mercedes, impreca in inglese durante un gran premio (Formula 1: Drive to Survive, documentario Netflix)

Nel libro Multilinguals’ Verbalisation and Perception of Emotions, Pia Resnik illustra lo studio in cui ha analizzato l’uso delle imprecazioni tra persone di madrelingua tedesca che vivono nel Regno Unito. Anche se le parolacce inglesi sono piuttosto comuni in tedesco, quattro membri del gruppo di studio preferiscono imprecare nella loro lingua madre, in quanto riescono a soppesare meglio il valore emotivo delle parole. I partecipanti che invece preferiscono imprecare in inglese hanno dichiarato di farlo per due motivi: le parolacce in una lingua straniera sembrano meno offensive e volgari; le parolacce sembrano più comuni in inglese che in tedesco, quindi sono percepite come più socialmente accettabili. Ma è davvero così?

Si fa presto a dire shit

Il comico finlandese Ismo alle prese con una delle parole più versatili dell’inglese

Esistono diversi strumenti che puntano a stabilire il grado di volgarità di una parola mediante sondaggi su larga scala. Per l’italiano abbiamo il Volgarometro di Vito Tartamella, autore del blog Parolacce.org, mentre per l’inglese troviamo ad esempio il sondaggio swearing.info, che ha incluso numerose varietà linguistiche ed era aperto a tutte le fasce di età. Grazie a quest’ultimo scopriamo che la parola shit è considerata mediamente volgare in diverse varietà di inglese. Ma se è vero che shit è una parolaccia, è altrettanto vero che può assumere anche connotazioni positive. Pensiamo all’espressione statunitense you’re the shit, traducibile come “sei il/la migliore”, oppure a hot shit, che significa “ottimo” e ha anche un equivalente in inglese britannico, shithot. Senza un’adeguata conoscenza della lingua in questione, situazioni simili possono portare a spiacevoli fraintendimenti o clamorose figure di emme.

Volkswagen si cimenta in giochi di parole per il mercato americano (fonte)

Bisogna però tener conto anche dell’ampiezza di significati che una data parola o parolaccia assume quando viene adottata da un’altra lingua. Riprendiamo l’esempio di Angela Merkel e la shitstorm: secondo il Duden, questo termine attiene al mondo digitale e indica unicamente la pioggia di commenti negativi e volgari che può scaturire dall’indignazione della rete. Tuttavia, in inglese shitstorm ha un significato molto più ampio ed è anche molto volgare, cosa che però può sentire solo una persona anglofona. Possiamo quindi dire che più la portata di una parolaccia è ridotta nella nostra lingua, meno pesante la percepiamo quando la usiamo, almeno se ci affidiamo a quanto emerso dagli studi condotti da Resnik.

Il contesto è tutto, anche per le parolacce

Restiamo ancora un attimo su shitstorm per citare un altro episodio curioso dove, rispetto a quanto accaduto con Angela Merkel, è il contesto a fare la differenza. Mentre la cancelliera ha usato questa parola in un discorso in tedesco durante un vertice svoltosi in Germania, nel video qui sotto l’intervistato tedesco usa shitstorm mentre parla in diretta con un giornalista di madrelingua inglese che lavora per un’emittente inglese. Che cosa mai potrà andare storto?

Il giornalista si scusa subito per l’accaduto: se per i tedeschi shitstorm è ormai una parola d’uso comune, per le persone di madrelingua inglese è ancora un’espressione molto forte. Ritorniamo alla differenza nella percezione del turpiloquio tra madrelingua e non: se l’intervistato sembra non avere alcun problema a dire shitstorm, complice anche il significato assunto da questo termine in tedesco, il giornalista si accorge subito del fatto che tale parola è inappropriata per una messa in onda. Ma gli esempi di interferenze tra tedesco e inglese non finiscono qui.

U-Bahn-Clan ain’t nothing to fuck with

Nel 2016, la compagnia che si occupa del trasporto pubblico berlinese ha coniato lo slogan U-Bahn-Clan: ain’t nothing to fuck with. Saltano subito all’occhio due cose: la doppia negazione e la presenza di fuck, una delle parolacce più volgari della lingua inglese. Per quanto riguarda la negazione, c’è da dire che la campagna richiama il nome e una canzone del Wu-Tang Clan, gruppo hip hop newyorkese composto di soli afroamericani. Come abbiamo visto nel nostro articolo dedicato all’inglese nelle canzoni, la doppia negazione è comunemente usata dalla comunità afroamericana.

Volgare, sì, ma anche versatilissima

Per quanto riguarda l’uso della fourletterword, dobbiamo tener conto che la campagna pubblicitaria punta a far sorridere un pubblico germanofono, ma una persona di madrelingua inglese potrebbe trovarla più offensiva che divertente. Chissà se in Italia prenderà piede la stessa tendenza: già me li immagino gli imbarcaderi dell’ACTV a Venezia tappezzati di pubblicità piene zeppe di parolacce. Anche se non penso che si scandalizzerebbero poi in tanti.

Germano Mosconi, santo patrono degli imprecatori e nemico giurato di “quel mona che sbatte la porta” (fonte)

Fuck the diet

Altro esempio con fuck. Nel 2012, il marchio tedesco Du Darfst, parte della multinazionale Unilever e distributore di prodotti dimagranti per il mercato tedesco, ha lanciato una campagna pubblicitaria il cui slogan era Fuck the diet. Insomma: prodotti privi di calorie, ma ricchi di imprecazioni. Oltre a diffondere il video di cui sopra, Unilever ha anche invitato gli acquirenti a indossare una spilla che recava lo stesso slogan. La pubblicità ha suscitato un certo clamore, ma è interessante anche la risposta dell’azienda: Unilever ha affermato che, per le giovani donne tedesche (a cui sono indirizzati i prodotti) il termine fuck è sinonimo di “mandare a quel paese”, ossia un’espressione del tutto innocua. Peccato che, come dimostrato dal sondaggio swearing.info, chi parla inglese da madrelingua non la pensi esattamente così. Ma il difficile rapporto del tedesco con le parolacce straniere non si limita all’inglese: ahinoi, riguarda anche l’italiano.

Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi

Fonte

A fine gennaio 2019, su un canale tedesco ha esordito una serie televisiva italiana, Rocco Schiavone, o Der Kommissar und die Alpen per dirla con il titolo tradotto. Per l’occasione, la rivista tedesca Zitty ha dedicato una copertina a Marco Giallini, che interpreta il protagonista della serie. Fin qui, tutto bene. Il problema sta nel titolo: forse a causa di un goffo tentativo di sottolineare che il personaggio è italiano, forse per una ricerca linguistica poco approfondita, in copertina compare un’offesa alla Madonna. Anche se formalmente potrebbe non essere considerata una bestemmia, l’espressione è a dir poco infelice. In questo caso, probabilmente l’errata valutazione della volgarità è anche dovuta al fatto che, al contrario di quanto accade con l’inglese, il turpiloquio italiano non è di uso comune in Germania e altri paesi germanofoni, il che rende ancora più difficile comprendere come utilizzarne correttamente parolacce e imprecazioni. Non che ci aspettiamo toni da Ned Flanders, ma forse scomodare la Madonna è un po’ troppo per una semplice copertina. Ma a proposito di Ned Flanders…

Nelle varie versioni di questa scena dei Simpsons la reazione scomposta del cuoco viene resa talvolta con parole che non hanno senso o incomprensibili, talvolta con imprecazioni. La versione tedesca si spinge forse un po’ troppo oltre: il cuoco, presumibilmente di origine italiana, preso dalla rabbia arriva persino a bestemmiare Dio. Non sappiamo se i curatori del doppiaggio in tedesco non abbiano effettuato ricerche sufficienti a stabilire che le bestemmie sono tabù (e di certo non adatte a un programma destinato anche ai ragazzi) o se la presenza della bestemmia sia dovuta a qualche altro motivo non meglio precisato, ma una cosa la possiamo dire per certo: poffarbacco, che svista.

Maneggiare con cura

Come dimostrano questi esempi, talvolta le parolacce possono trarre in inganno. Vuoi perché spesso le impariamo da canzoni e serie TV, vuoi perché in molti casi le parolacce sono tra le prime cose che si imparano (a casaccio) di una lingua, imprecare in una lingua diversa dalla propria è un’arte difficile da padroneggiare. Per quanto riguarda il tedesco, l’incorporazione di parolacce inglesi è ormai una realtà, ma sta continuando a creare qualche incidente di percorso, specie con le persone di madrelingua inglese. Non abbiamo modo di sapere come continuerà a evolversi la situazione, ma è probabile che le parolacce inglesi saranno incluse in misura sempre maggiore. Resta da vedere se, con il tempo, il tedesco riuscirà a integrarle senza creare altre shitstorm.

Se conosci il tedesco, ti è mai capitato di trovare altri casi in cui una parolaccia straniera è stata usata a sproposito? E pensi che la tendenza a incorporare anglicismi prima o poi cambierà anche il turpiloquio in italiano? Lasciaci un commento o scrivici su Facebook, Instagram o Twitter.


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Scritto da

Lily Flavia Silvestri

10 Post:

Emigrata a Londra dall’entroterra veneziano (con qualche tappa nel mezzo), cuffie perennemente nelle orecchie, libro in mano e macchina fotografica al collo. Traduttrice freelance dal 2015, collaboro alla TDM dal 2018.
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