10 parole intraducibili dal tedesco

Una selezione di espressioni tedesche senza un preciso corrispettivo in italiano

Dalla ben nota Sehnsucht alla meno conosciuta Turschlosspanik, scopri con noi alcune parole tedesche intraducibili usate per descrivere sensazioni e situazioni a cui finora non hai saputo dare un nome.

Intraducibili? Sì, ma…

Quando abbiamo chiesto alla nostra community di dirci quale parola o espressione intraducibile sarebbe bello avere in italiano, nei commenti sono comparse molte parole tedesche. Probabilmente non è un caso: come sosteneva una delle mie docenti di traduzione alla triennale, il tedesco è la lingua della filosofia ed è in grado di racchiudere in una singola parola concetti molto complessi, vedi per esempio il termine (manco a dirlo, intraducibile) Weltanschauung. Questa caratteristica ci ha dato lo spunto per un articolo dedicato a questa lingua così bella e complicata.

Prima di procedere con altri esempi di parole intraducibili dal tedesco, facciamo una premessa: con “intraducibili” intendiamo quelle parole che sono così pregne di significato da poter essere rese in un’altra lingua solo con una perifrasi o una lunga spiegazione. Una delle funzioni delle parole è descrivere la realtà, e alcune di queste descrivono concetti o sensazioni con profonde radici nella cultura di un popolo, spesso difficili da comprendere per chi proviene da un altro paese o continente. Detto questo, cominciamo. Achtung! Fertig? Los!

Schadenfreude: il piacere è tutto mio

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Letteralmente, Schadenfreude significa “la gioia nel danno”. Questa parola si riferisce a quella sensazione di piacere o gioia che si prova quando si assiste alla sfortuna altrui. Per farti un esempio concreto: hai presente il vicino che taglia l’erba alle sette di domenica mattina? Ecco: ora immagina che il tagliaerba gli si rompa. Il sorriso che ti comparso sul volto è il risultato della Schadenfreude. Per quanto ne sappiamo, non esiste un traducente in altre lingue, ma qualcuno nei commenti ha giustamente fatto notare che noi veneti esprimiamo tale sentimento con un bel go caro.

Zweisamkeit: da soli, insieme

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Restiamo nella sfera emotiva con Zweisamkeit. Questa parola indica l’unione armoniosa di due persone che si isolano dal resto del mondo perché l’affetto o amore che condividono è tutto ciò di cui hanno bisogno. Nonostante sia generalmente connotato in modo positivo, questo termine ha anche un aspetto negativo: pur riferendosi a un rapporto di coppia, contiene comunque in sé una sorta di solitudine, quasi a significare “essere da soli insieme”. Quindi, se dovessi essere in presenza di una coppia presa dalla loro Zweisamkeit potresti provare un po’ di Einsamkeit, ossia la solitudine del singolo.

Kummerspeck: mangia che ti passa

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Letteralmente “pancetta da dolore”, con Kummerspeck si indica il peso in eccesso che deriva da un’alimentazione abbondante (e scorretta) dopo una delusione amorosa o un altro tipo di patimento psicologico. E, dato che il tedesco è noto per la sua precisione, poteva forse farsi mancare una parola per descrivere la pancetta messa su durante la quarantena da COVID19? Certo che no: è Coronaspeck. Solo che questa, a onor del vero, un equivalente in un’altra lingua ce l’ha: il francese immobesité.

Fernweh: tempo di fare le valigie

Un anno fa stavo sorvolando la Groenlandia, diretta a New York: che Fernweh

A differenza di Wanderlust, altra parola intraducibile che indica il forte desiderio di viaggiare, Fernweh si riferisce a un sentimento di nostalgia che si combina alla voglia di partire alla scoperta di nuovi territori. La cosa curiosa è che questa nostalgia non riguarda luoghi già visitati, bensì quelli ancora da scoprire. E il desiderio di esplorarli è talmente forte da essere quasi doloroso. Scommettiamo che, durante la quarantena, l’avranno sofferta molte persone.

Sehnsucht: non solo una nostalgia

E se si parla di nostalgia, come non citare la Sehnsucht, che in realtà nostalgia non è. Questo è infatti il traducente che viene di consueto associato alla parola tedesca, ma è oltremodo limitativo: Sehnsucht indica lo struggimento per qualcosa di cui non si conosce con precisione l’entità, o anche l’inappagabile desiderio di raggiungere un luogo lontano eppure familiare, come una casa in una landa remota. Come sottolineato da una nostra follower, è anche la parola usata da Thomas Mann in Morte a Venezia per descrivere Gustav von Aschenbachs e il suo “doloroso bramare”.

[Edit: Una nostra amica madrelingua ci ha svelato su Facebook che la Sehnsucht si può sentire non solo per i luoghi, ma anche per persone e persino cibi.]

G’scheit: bello bello in modo assurdo

Passiamo al tedesco austriaco con g’scheit, che è la forma contratta di gescheit (intelligente, giudizioso). In Austria, questa parola viene usata per indicare qualcosa che è al punto giusto, esattamente come si deve (anche per indicare persone per bene), oppure l’adeguatezza o correttezza di un’azione, come in “Sitz g’scheit” (siediti bene, con una postura corretta). Si può usare anche con l’accezione di “davvero”, come per esempio in Des hot g’scheit weh dau!, ovvero “Fa davvero male!”. Chissà se, guardando il Palazzo del Belvedere di Vienna (in foto), gli austriaci pensano das ist schön, das ist g’scheit!

Verschlimmbessern: spazio ai professionisti

Questo sì che è un tapullo!

Hai presente quando il rubinetto in cucina perde, ma tu anziché chiamare l’idraulico decidi di calarti nei panni di Bob Aggiustatutto e finisci per allagare casa? Ecco, allora non ti sarà difficile comprendere questo esempio: verschlimmbessern, ossia finire con il peggiorare una situazione che si stava cercando di migliorare. Un po’ come quando decidi di affidarti alla traduzione automatica e poi ingaggi tuo cuggino come post-editor: la TDM è assicurata. A differenza delle espressioni dal significato simile, tipo “la toppa è peggio dello strappo” (o, come diciamo in veneto, peso el tacòn del sbrego), verschlimmbessern è un unico verbo, ottenuto dalla fusione di verschlimmern (peggiorare) e bessern (migliorare). Quanto sarebbe bello avere “pegliorare” in italiano?

Schnapsidee: postumi e rimorsi

Una delle tante lezioni di vita che ci ha dato la serie TV Friends è che non dobbiamo prendere decisioni se abbiamo alzato troppo il gomito. In tedesco (strano a dirsi) c’è una parola anche per casi come questo, e il suo significato letterale è già un programma: “l’idea da acquavite”. Schnapsidee indica un’idea che ti sembra fantastica mentre sei in preda ai fumi dell’alcol ma di cui ti pentirai amaramente una volta passata la sbornia. Tipo sposarsi a Las Vegas o decidere di studiare tedesco all’università: sempre secondo la nostra community, è una delle lingue più difficili da imparare. E guarda caso, uno dei motivi ricorrenti è l’abbondanza di lessico. Meglio non pensarci e berci su.

Kopfkino: quando sullo schermo ci sei tu

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Chi non si è mai fatto dei viaggi mentali? In Germania però hanno voluto strafare: non solo ci si fanno i film, ma si arriva anche a proiettarli con tanto di popcorn. Infatti, in tedesco esiste la parola Kopfkino, letteralmente “cinema mentale”, che indica l’azione di immaginare interi scenari nella propria testa mentre si pensa a come potrebbe evolversi una determinata situazione. Ci saranno anche le scene extra dopo i titoli di coda, in puro stile Marvel?

Torschlusspanik: presto che è tardi

Letteralmente “panico da porta che si chiude”, Torschlusspanik indica quel senso di agitazione o paura causato dalla sensazione che, con il passare dell’età, le opportunità che la vita offre vadano diminuendo. Si può anche usare per indicare la paura di non avere più tempo per agire in una determinata situazione, per esempio quando si pensa che ormai sia troppo tardi per raggiungere un certo obiettivo nella vita. Cosa fare quanto ci prende il Torschlusspanik? Ad esempio, seguire il consiglio che ci dà Caparezza in un pezzo che sembra scritto apposta: non fermarsi.

Conosci altre parole tedesche intraducibili? Allora lascia un commento qui sotto o scrivici su Facebook, Instagram o Twitter.

Fonte immagine di copertina: Canva


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Scritto da

Lily Flavia Silvestri

9 Post:

Emigrata a Londra dall’entroterra veneziano (con qualche tappa nel mezzo), cuffie perennemente nelle orecchie, libro in mano e macchina fotografica al collo. Traduttrice freelance dal 2015, collaboro alla TDM dal 2018.
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